castanea_sativaFamiglia: Fagaceae

Nome comune: castagno.

Il castagno è originario dell’Asia minore, Africa, America del Nord e si è acclimatato in Europa in epoca molto remota.  Il termine ” vesca” sta ad indicare la commestibilità dei frutti. Dioscoride esalta le qualità emostatiche del frutto (castagna o ghianda di iupiter),  specialmente la parte che si trova tra il frutto e la buccia. “Le castagne verdi sono dannose per i polmoni, per questo motivo la natura le ha dotate di una cappa spinosa come quella di un riccio, per impedire a qualsiasi animale di toccarle prima della loro maturazione”. Secondo Galeno danno al corpo piu’ nutrimento che nessun altro frutto selvatico. I frutti e la loro farina costituivano un alimento importante sin dai tempi antichi in molte valli e montagne; venivano consumate con il vino in forma rituale la sera del giorno dei morti e del giorno di san Martino. La castagna bagnata con miele e sale veniva applicata sulle morditure di un cane con la rabbia.

Habitat: soprattutto in collina e ai piedi delle montagne, nei terreni silicei e ben drenati, non vegeta in terreni calcarei. Cresce ad altitudini comprese tra i 300 e i 1000 metri.

Parte utilizzata: soprattutto le gemme e le foglie in primavera, essiccate all’ombra e conservate in sacchetti di carta; i frutti si raccolgono in autunno, quando cominciano a cadere; anche la corteccia e gli amenti.

Impiego terapeutico: le foglie, dall’attività bechiche ed espettoranti, sono da sempre utilizzate nelle affezioni dell’apparato respiratorio; l’attività sedativa respiratoria e batteriostatica ne fa un buon rimedio nel trattamento della tosse, della pertosse o delle forme pertussoidi. Spesso si utilizza in combinazione con altre piante. Le gemme possiedono un’azione drenante sulla circolazione linfatica e per questo sono molte utilizzate in Gemmoterapia.

Castanea vesca Modi di preparazione

Infuso: foglie essiccate e sminuzzate  lasciate infondere in acqua bollente per 10-15 minuti, filtrare e bere con miele  2-3 tazze al giorno (2-3 gr per tazza oppure una manciata, 20-30gr, per litro). Come espettorante, sedativo della tosse, utile nei raffreddori e nella tosse asmatica e ostinata, soprattutto nei bambini. Lo stesso infuso viene utilizzato per farne pediluvi ed eliminare l’eccessiva sudorazione e il cattivo odore dei piedi. Droghe sinergiche sono la Drosera, l’Eucalipto, la Liquirizia, il Timo volgare…

Soluzione idroalcoolica delle foglie

Dalle spiccate attività bechiche ed espettoranti si utilizza nelle affezioni a carico dell’apparato respiratorio, nella tosse e nella pertosse. Se ne somministrano 40 gocce in poca acqua 3 volte al giorno lontano dai pasti. Si prepara dalla foglia fresca (titolo 65°).

Gocce per la tosse: tintura madre di Castanea v., di Eschscholtzia c. e di Viola o. nelle stesse quantità. Somministrare 20 gocce diluite in poca acqua due-tre volte al dì.

Gemmoderivato delle gemme

Le gemme esplicano un’azione drenante sulla circolazione linfatica degli arti inferiori, quando la stasi linfatica è causa di edemi e senso di pesantezza alle gambe. Il gemmoderivato MG1DH di Castanea vesca si somministra in 40-50 gocce con poca acqua due volte al giorno lontano dai pasti. Sinergia con i gemmoderivati di  Noce. Associato alle gemme di Sorbus domestica per l’insufficienza venosa degli arti inferiori; insieme al gemmoderivato di Aesculus hippocastanum è efficace nel trattamento dell’eritema eczematoso periulceroso degli arti inferiori. Associato alla tintura madre di Castanea vesca foglia 1DH (diluizione alla prima decimale) agisce nei casi di cellulite (angiocapillarite sottocutanea).

Sciroppo per la tosse: trattandosi di un pianta utile nelle affezioni respiratorie, anticamente si preparavano sciroppi con i suoi estratti. Una ricetta veloce: estratto fluido Castagno 50gr, sciroppo semplice F.U. 50gr. Somministrare a cucchiaini.

Principali costituenti: tannini 9% (acido ellagico ed acido gallico), flavonoidi (quercitina…), triterpeni (acido ursolico…), inositolo, vitamina C (0,2%), vitamina E, fosforo, magnesio, campferolo, pectina e saponosidi (hamameloside, che potrebbe essere il responsabile delle proprieta’ espettoranti).

Avvertenze ed effetti secondari: nei preparati di Castanea vesca non si riscontrano intossicazioni o effetti secondari alle dosi consigliate. Il frutto è un alimento ricco in amido, facilmente fermentabile a livello intestinale; si sconsiglia la consumazione ai soggetti colitici e sono da evitare in caso di gastrite, difficoltà digestive e diabete. Generano flatulenza, gonfiore, restringono il ventre e mangiate in grandi quantita’ provocano mal di testa.

castagnoIdentificazione

Il castagno è un albero ad alto fusto che in genere non vive isolato ma forma estesi boschi. Lo sviluppo iniziale è molto lento e raggiunge il suo splendore vegetativo intorno ai 50 anni, è un albero millenario. La pianta isolata presenta un tronco piuttosto corto e la chioma raggiunge dimensioni notevoli, dai 10 ai 30 metri di altezza; le foglie sono riunite in gruppi lunghe anche 30-40 cm, sono alterne, lanceolate, brillanti e grossolanamente dentate. Le loro vene rigide e parallele terminano agli estremi delle rientranze dei bordi. Il picciuolo misura approssimatamente 1 cm di larghezza. Fiorisce nei mesi di Giugno-Luglio. I numerosi fiori disposti in racemi fitti e penduli, sono piccoli e monoici, di colore giallognolo, emanano un odore sgradevole. I primi frutti appaiono dopo 20-25 anni, le castagne (o marroni) si trovano all’interno (parte vellutata e suave) di un involucro spinoso, puo contenere 3 o piu’ castagne (non confondere con le castagne d’India); il fusto è inizialmente grigio-argenteo e liscio  (simile a quello del faggio), negli esemplari più vecchi tende però a fessurarsi diventando simile a quello di una quercia.

Specie relazionate sono la Castanea dentata (castagno dolce americano). Si differenzia dal castagno Europeo dal fatto che la rientranza dei bordi delle foglie e’ diretta verso l’apice. Il castagno  lo si ritrova anche allo stato coltivato, assumendo il nome di “castanea sativa” dal latino sativa, coltivato. Una particolare varietà è il “marrone” “castanea major”, dalle castagne più grandi (in questo caso il riccio contiene un solo frutto)

 

Coltivazione: la pianta è sensibile ai freddi intensi e prolungati, preferisce i terreni silicei, granitici o sabbiosi oltre a una buona esposizione al sole. Si moltiplica per seme e per polloni, ma in questo caso i frutti restano selvatici per cui si ricorre all’innesto per ottenre varietà diverse. L’innesto va fatto nel mese di marzo a spacco, a zufolo o a gemma.

 

Cucina: le castagne hanno un grande valore nutritivo e si consumano crude o cucinate in diverse maniere. Sono un alimento completo in quanto ricche di minerali, amidi, zuccheri e sostanze azotate, sia nel frutto fresco che secco. Il frutto deve essere ben masticato per permettere alla ptialina, un enzima contenuto nella saliva, di iniziare la digestione dell’amido, in caso contrario risulta di difficile digeribilità. Si possono utilizzare in vari modi: secche e ridotte a farina per preparare budini, torte, castagnacci, ecc.. lessate o arrostite (caldarroste) accompagnate da un buon bicchiere di vino.

 

 

MATERIALE A SCOPO INFORMATIVO
Per uso alimentare e terapeutico consultare prima un medico o uno specialista.