OLYMPUS DIGITAL CAMERAFamiglia: Fagaceae

Nome comune: faggio

Fagus deriva dal greco-dorico “Phàgòs”, ad indicare una particolare quercia dai frutti commestibili anche dall’uomo; “sylvatica” deriva dal latino, “che vive nei boschi”. Dioscoride nei suoi scritti risaltava le virtù astringenti delle sue ghiande. I Celti lo ritenevano un albero sacro, ne intagliavano  i piccoli nodi legnosi (detti memorie) che spesso si sviluppano sul tronco  per farne collane protettive per i bambini. Cantata dai poeti, la loro ombra rinfrescante è citata da Virgilio nel primo verso delle Bucoliche. I suoi frutti, le faggiole, venivano raccolte e tostate nei tempi di carestia per ottenere una bevanda succedanea del caffè.

Habitat: cresce in montagna dai 700 ai 1700 metri di quota, si adatta ad ogni tipo di terreno, sia calcareo che siliceo; predilige pioggia e nebbia ed è presente soltanto nell’emisfero boreale settentrionale, nelle regioni fresco-temperate.

Parti utilizzate: la corteccia dei rami di 2 o 3 anni e le gemme (fine inverno-inizio primavera); il legno, le foglie, i frutti e l’olio dei suoi semi.

Impiego terapeutico: la corteccia dei rami giovani è un energico febbrifugo; le gemme sono indicate nell’insufficienza renale. Le foglie sono le uniche che possiedono proprieta’ diuretiche e sono indicate come astringenti. Dal suo legno si ricava, per distillazione, un notissimo disinfettante chiamato creosolo e un insieme di derivati fenolici largamente usati come antisettici delle vie respiratorie contro le affezioni broncopolmonari, comprese la tubercolosi, le tracheiti, le bronchiti acute e croniche. E’ usato anche per mitigare le fermentazioni gastriche ed intestinali favorendo l’alimentazione dei malati di tubercolosi. Per il suo contenuto di poliosidi uronici gli estratti del legno di faggio si consigliano sia per uso interno che per uso esterno come antinfiammatorio, antitrombotico e antiateromatoso. Il carbone ottenuto dal suo legno ha proprietà antiacide e assorbenti intestinali. E’ uno dei rimedi floreali di Bach, “beech”.

faggio_piantaModi di preparazione

Decotto: un cucchiaino abbondante  di corteccia tritata per tazza; mettere in acqua e far bollire per 15 minuti.

Decotto per la febbre: una manciata di corteccia essiccata dei rami giovani messa in un litro d’acqua; far bollire per 30 minuti e filtrare. Berne tre bicchieri al dì con miele.

Infuso di foglie o di gemme: una manciata di foglie essiccate o di gemme messe in mezzo litro d’acqua bollente, lasciar riposare 20 minuti. Berne tre bicchieri al dì, efficace contro le diarree o nei dolori intestinali e renali.

Soluzione idroalcoolica della corteccia

Possiede ottime proprietà febbrifughe, astringenti e antisettiche; indicata negli stati febbrili. 40 gocce in poca acqua tre volte al dì lontano dai pasti.

Gemmoderivato delle gemme

Proprietà che stimola l’attività delle cellule di Kupfer e aumenta la produzione di gamma-globine. Nei casi di ipogammaglobulinemie acquisite (da infiammazioni recidivanti e ipoimmunità da stress), fibrosclerosi secondaria a processi infiammatori non suppurativi, obesità da ritenzione idrica. 50 gocce in poca acqua una volta al giorno (al mattino). Le droghe sinergiche sono i gemmoderivati di Rosa canina e linfa di Betulla.

Uso esterno

Impiastro delle foglie per le ferite da taglio e le piaghe: un piccolo pugno di foglie verdi masticate (con la saliva) e ridotte in poltiglia applicate sulla parte.

Principali costituenti: la corteccia contiene tannino (4%), betulina ed acidi organici. Le foglie contengono pentosani e metilpentosani come lo xylano, un poliosido costituito da una serie di molecole di xylosa con acido uronico, numerosi flavonoidi (in piu alta percentuale di quercitina), acidi organici e aminoacidi. Contiene anche un pigmento chiamato Idalina. I semi contengono un 20-45% di olio che in luoghi poveri d’ Europa si utilizza come olio commestibile. E’ ricco in acidi grassi: oleico (40-75%), linoleico (-10%), palmitico (5%) e astearico (3,5%). Contiene anche acidi organici (oxalico) ed aminoacidi. Il legno contiene creosoto.

Avvertenze ed effetti secondari: non segnalati nei preparati di Fagus. Le faggiole mangiate in grandi quantità provocano disturbi gastrointerinali come vomito, diarrea, dolori addominali e paralisi del ciclo digestivo.

faggio Fagus silvatica tavolaIdentificazione

Albero maestoso a foglie caduche, maestoso, che puo raggiungere i 40 metri di altezza; ha un tronco massiccio di portamento eretto dalla corteccia liscia e grigiastra. Le foglie sono coriacee, di colore verde lucido, ovali e alterne con nervature accentuate, dal margine ondulato e dall’apice appuntito, a maturità sono coperte da una peluria setosa. I fiori di colore giallo e verde si aggruppano in amenti globulosi. Il frutto, detto faggiola o faja, è un seme di pasta bianca con pericarpo coriaceo lucido a sezione triangolare di colore giallo marrone che matura a settembre-ottobre ed è rivestito da un riccio molle; ricco di grassi e sostanze amilacee, molto gradito a diverse specie animali. I Faggi sono spesso riuniti formando vaste foreste ed estendendo i loro rami e il fogliame formano cupole fitte. La loro grande ombra permette  la fioritura di poche altre specie solo all’inizio della primavera che poi scompaiono alla sua ripresa vegetativa.

 

 

MATERIALE A SCOPO INFORMATIVO
Per uso alimentare e terapeutico consultare prima un medico o uno specialista.