tussilago farfaraFamiglia: Asteraceae

Nome comune: farfara, tussilagine, kuan dong hua.

La pianta era conosciuta ed usata sin dai tempi antichi in Asia, Europa centrale e meridionale, probabilmente introdotta nel periodo coloniale dagli europei in Africa settentrionale e America del nord. ” I greci la chiamavano “bechion” poichè le assegnavano azione demulcente ed espettorante. “Tussilago” deriva da “tussis agere” eliminare la tosse e “farfara” da “farfarum” ripreso dal nome antico in latino che questa pianta aveva pressso i romani. Veniva usata nelle affezioni bronchiali, dalla bronchite catarrale alle ulcere del polmone, dall’asma alla tisi (Ippocrate, Galeno, Plinio il Vecchio). Dioscoride consigliava le foglie e il rizoma essiccati per fumigazione contro la tosse secca e l’asma. I suoi fiori sono i primi da cogliere dell’anno solare.

Habitat: dalle zone marine alla montagna, fino ai 2000m; cresce in luoghi umidi preferendo terreni argillosi o calcarei; scarpate nude, fossi e sottoboschi.

Parte utilizzata: le foglie in primavera (maggio-giugno), talvolta i fiori; rizomi e pianta intera fiorita da gennaio ad aprile. Essiccazione e conservazione in sacchetti di carta.

Impiego terapeutico: sconsigliato (affezioni apparato respiratorio: tracheiti, bronchiti, laringiti, broncopneumopatie croniche, asma bronchiale e all’inizio di una tubercolosi polmonare; nei soggetti convalescenti per influenza e raffreddamento, in virtù dell’azione tonica che la pianta manifesta. Le mucillagini esercitano proprietà lenitive contribuendo a ridurre lo stimolo della tosse). Dalle proprietàbechiche, espettoranti, antiinfiammatorie. viene segnalata anche  una blanda azione spasmolitica di cui si gioverebbero i soggetti asmatici. Gli estratti acquosi ed alcolici manifestano infine proprietà antibatteriche, anche se modeste. Viene impiegato efficacemente in diversi preparati omeopatici.

 

Tussilago-farfara-Renon-201306-0141Modi di preparazione

Le foglie contengono piu principi attivi dei fiori quindi si mescolano nelle preparazioni.

Infuso dei fiori:  un cucchiaio di fiori essiccati e sminuzzati in mezzo litro d’acqua bollente in infusione per 20 minuti; berne due tazze al dì, mattino e sera; quando diventa tiepida si puo dolcificare con miele .

Decotto delle foglie: una manciata di foglie, essiccate (25-30gr) in mezzo litro d’acqua (anche 1l); bollire per 5 minuti e lasciar riposare per 15 minuti; filtrare e berne tre bicchieri al dì. Per uso esterno puo essere utilizzato per fare pediluvi.

Tisana espettorante di Maria Treben contro la tosse: mescolare in parti uguali fiori e foglie di Farfara, fiori di Verbasco, foglie di Polmonaria e Plantago. Infondere brevemente due cucchiaini del miscuglio in un quarto di litro d’acqua bollente, massimo un minuto. Sorseggiare tre tazze calde al giorno di questa tisana dolcificata con miele.

Succo fresco delle foglie

Due o tre cucchiaini in una tazza di brodo o di latte caldo giova nelle affezioni asmatiche, nei continui disturbi bronchiali e dei fumatori; il succo colato nell’orecchio ne allevia i disturbi .

Sciroppo

Da una ricetta di Maria Treben: “Garantisce un’ottima riuscita nelle affezioni polmonari e nel catarro bronchiale uno sciroppo di foglie di Farfara. Riempire a strati, rispettivamente di foglie e zucchero grezzo, un vaso di terracotta o di vetro; attendere che il materiale si depositi bene aggiungendovene dell’altro fino a che il recipiente risulti pieno. Chiuderlo ermeticamente con due o tre strati di pergamena o cellofan, e sistemarlo in una buca nel terreno del giardino in un luogo protetto. Coprire il tutto con una tavola, ammucchiandovi della terra. La temperatura costante ne favorirà la fermentazione. Recuperare il vaso dopo due mesi, riscaldarne il contenuto portandolo una o due volte all’ebollizione. Non appena raffreddato, travasarlo in bottigliette dal collo largo. Questo sciroppo è la nostra migliore difesa durante il periodo invernale e dell’influenza. Ingerirlo a cucchiaini”.

Tintura Madre, soluzione idroalcoolica della pianta intera fiorita fresca

Possiede proprietà antitussive, espettoranti, fluidificanti, emollienti.

Indicazioni: affezioni dell’apparato respiratorio, enfisema, raucedine, catarro bronchiale.

Posologia 35 gocce in poca acqua tre volte al dì lontano dai pasti.

Galenica: la tintura madre si prepara dalla pianta intera fresca raccolta al momento della fioritura (titolo 45°).

Polvere di rizoma

Ridurre in polvere finissima i rizomi essiccati e prenderne un cucchiaino in ostia oppure amalgamato con miele o marmellata.

Fumigazioni antiasmatiche

Una manciata di foglie essiccate ( 25-30gr) messe su una piastra rovente e se ne respira il fumo.

Le foglie essiccate possono essere fumate come il tabacco aiutando ad eliminare la dipendenza dalla nicotina.

Tussilago farfaraPer uso esterno

Le foglie sono conosciute come vulnerarie (cataplasma delle foglie fresche). Le foglie fresche o il loro decotto sono un buon rimedio in tutte le irratazioni della pelle, in cosmetologia presentano proprietà dermopurificanti per pelli comedoniche, grasse e asfittiche; combatte le rughe.

Cataplasma

Usato per guarire le ferite e le piaghe; triturare a poltiglia le foglie fresche e applicarle sulla parte. Messe sul petto aiutano a curare le gravi malattie polmonari, l’erisipela (Fuoco di Sant’Antonio), contusioni con tumefazioni e nelle infiammazioni delle borse sinoviali.

Principali costituenti: nelle foglie: alcaloidi pirrolozidinici (senchirchina, tussilagina), 6-10% di mucillagine (inulina), flavonoidi, carotenoidi, triterpeni, principio amaro, sali minerali (nitrato di potassio in particolare). La composizione varia a seconda dell’origine geografica: le droghe mentali (cinesi) e  nordamericane contengono in più senecionina, dotata di tossicità. Nei fiori: mucillagine, 0,6% di tannino, flavonoidi (iperoside, rutina), alcaloidi pirrolozidinici, tussilagone (estere sesquiterpenico), galattosio. Tutte le parti della pianta sono attive, compresi i rizomi, grazie al loro contenuto in mucillaggini (inulina), tannino, acido fosforico e gallico.

Avvertenze ed effetti secondari: filtrare accuratamente gli infusi di farfara per eliminare i sottili filamenti dei piumetti che irriterebbero la gola.
Gli alcaloidi pirrolozidinici (epatotossici, genotossici e carcinogeni) sarebbero presenti in quantità minima; una tazza d’infuso contiene in media 1ppm di alcaloidi, per cui un uso limitato e controllato non comporterebbe rischio di intossicazione acuta.
Recentemente è stato descritto il caso di un neonato deceduto per cirrosi epatica causata dalla consumazione della madre per tutta la gravidanza di una tisana a base di farfara. Negli esperimenti su animali dopo somministrazione prolungata ad alte dosi sono state dimostrate proprietà cancerogene degli alcaloidi pirrolozidinici, con un meccanismo di azione genotossico. Tutto ciò induce a sconsigliare l’impiego prolungato della pianta per uso interno.
Questa pianta è stata inclusa nella tabella A delle piante officinali e pertanto i preparati a base di essa possono essere acquistati solo come farmaco o con ricetta medica.

Tussilago_farfaraIdentificazione

Pianta erbacea resistente, perenne, alta circa 10-30cm che in primavera emette dal rizoma i fusti fioriferi coperti di squame cotonose, eretti, carnosi; fiorisce da gennaio ad aprile, i fiori gialli con raggio di petali (ligule) molto sottili, che ricordano le margherite. Si diffonde tramite semi e rizomi che all’inizio della primavera danno origine ad un gambo che culmina con un campanello giallo. A differenza della maggior parte delle piante cresce in un periodo differente dalle foglie e per questo motivo la raccolta delle parti della Farfara avverrà in tempi diversi tra loro. Le foglie compaiono dopo la fioritura, sono arrotondate con un apice appuntito e si sviluppano dopo l’appassitura dei capolini. La pagina inferiore è provvista di una bianca lanugine. E’ l’unica specie del genere tussilago.

Coltivazione: trapianto dei rizomi; fiorisce dalla fine dell’inverno e sviluppa le foglie in primavera creando una copertura per l’estate ottima sotto gli alberi da frutto. Per un giardino floreale, interrando prima altri bulbi di fiori (Narcisi, Giacinti e simili) per poter crescere in sinergia. Si puo consociare anche per contenere alcune Lamiaceae, come la Menta. Essendo uno dei primi fiori dell’anno solare è molto ricercatao dalle api e da altri insetti come primo nutrimento.

Cucina: ha un sapore amaro e un odore pepato. Le giovani parti della pianta possono essere usate crude come insalata, cotte come contorno o nei brodi, si consiglia sempre un uso moderato.

 

 

 

MATERIALE A SCOPO INFORMATIVO
Per uso alimentare e terapeutico consultare prima un medico o uno specialista.