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Aggiornamento del 5 aprile 2022

Dal 28 febbraio Jeffrey Sonnenfeld di Yale School Of Management e Yale Research Team formano un elenco completo e aggiornato delle società che operano in Russia.  https://som.yale.edu/story/2022/over-500-companies-have-withdrawn-russia-some-remain 
Un elenco, una traccia, un appello.

Le società che si sono ritirate dal mercato russo in modo permanente o temporaneo:

233 aziende hanno bloccato completamente gli impegni russi o sono uscite completamente dalla Russia

227 aziende hanno ridotto temporaneamente la maggior parte delle operazioni mantenendo aperte le opzioni per il ritorno

Quelle che continuano a rimanere in Russia riducendo le attività:

52 società hanno ridimensionato solo alcune operazioni

91 aziende hanno rinviato solo gli investimenti/sviluppo/marketing futuri pianificati

E quelle che ignorano completamente o sfidano le richieste di riduzione o interruzione delle attività produttive e finanziarie in Russia:

128 sono le aziende che continuano a lavorare in Russia regolarmente.

Queste Holdings provenienti da almeno 26 Stati diversi interessano soprattutto Europa e Stati Uniti.

Società di servizi tecnologici come cloudflare, asus, msi, acer, Xiaomi, Huawei, lenovo ma anche società come Hertz Global Holdings, Globus, Leroy Merlin, Auchan-Retail, Engie, ecc. https://som.yale.edu/story/2022/over-600-companies-have-withdrawn-russia-some-remain

In Italia le due più grandi società che rimangono operative in Russia sono Intesa Sanpaolo con 6,2 miliardi di dollari, l’1,1% dell’esposizione creditizia netta totale alla Russia (capitalizzazione: 40,3 miliardi di euro)
e Unicredit con 2,1 miliardi di dollari in UniCredit Russia, 8,1 miliardi per tutto il coinvolgimento russo (capitalizzazione: 21,7 miliardi di euro). Unicredit sta valutando il potenziale ritiro ma è ancora operativa in Russia.

Continuano a vendere o a gestire gli impianti le società italiane:

Buzzi Unichem
Calzedonia
Campari
De Cecco
Delonghi
Geox
Gruppo Cremonini
Gruppo Menarini
Gruppo Zegna

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